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giovedì 13 dicembre 2012

Year Of No Light - "Ausserwelt"

Conspiracy Records, 2010
La line up di questa band francese è abbastanza insolita: conta tre chitarristi, un bassista, due batteristi che contemporaneamente sono anche due tastieristi, ma nessun cantante. Già si intuisce che con una costruzione così particolare, la loro musica dovrà essere altrettanto particolare, e che di sicuro riserverà qualche sorpresa. Anche la copertina è affascinante: in bianco e nero, con quest'isola minacciosa al centro che ricorda il quadro "L'Isola dei Morti" di Arnold Böcklin, e quel pallido sole in lontananza che sembra sul punto di sparire dietro un'impenetrabile muraglia di nuvole e cenere. L'evocativo monicker  ricorda infatti gli anni oscuri conseguenti alle tremende eruzioni vulcaniche del passato, quelle in cui migliaia di tonnellate di ceneri e polveri in sospensione oscuravano l'atmosfera, a volte per lunghissimi periodi. Successe con l'eruzione del Tambora, nel 1815, che creò quello che venne chiamato "un anno senza estate": la band transalpina sfrutta quest'affascinante concetto e lo traspone in musica con questo affascinante "Ausserwelt", un vero e proprio monumento strumentale.

Spaziando con maestria tra varie correnti sonore, che toccano lo sludge, il post metal e perfino qualche sprazzo di black atmosferico, la band propone quarantasette minuti di epopea strumentale da brivido, magnificata da una produzione semplicemente eccelsa che lascia compenetrare gli strumenti l'uno dentro l'altro senza che nessuno venga inghiottito da un mixaggio decisamente ardito. Chitarre mastodontiche e percussioni sempre dense, saturate di effetti tastieristici e da inserti quasi rumoristi che ispessiscono il suono, lavorano su composizioni grandiose, intrise di pathos strisciante che non può non lasciare un vago senso di angoscia e di malattia, nonostante la presenza di numerosi momenti melodici da lacrime. Originali e coinvolgenti, i sei francesi sanno infatti spaziare da una meravigliosa solennità melodica (l'iniziale duetto della doppia "Persephone") fino alla marzialità più severa e soffocante, espressa alla perfezione dai due mastodonti "Hierophante" e "Abbesse". Sia negli episodi più celestiali e commoventi, sia in quelli più tremebondi e dissonanti, le linee melodiche sono volutamente sepolte sotto tonnellate di suoni fruscianti e di piatti percossi con estremo vigore, ottenendo un effetto di pienezza davvero notevole, che controbilancia al meglio la relativa semplicità delle partiture. Ce ne accorgiamo soprattutto nella meraviglia delle meraviglie che risponde al nome di "Persephone I": c'è solo da rimanere ammaliati, mentre la linea melodica portante sembra spiccare il volo verso l'infinito, evolvendosi sempre di più verso sensazioni paradisiache. La seconda incarnazione del brano ci riporta poi sulla Terra con un nauseabondo riff che fa emergere prepotentemente il lato "sludge", la vena meno immediata e più ostica del disco. Per qualche minuto sperimentiamo la discesa al Purgatorio, per poi ritornare alla sublime ode panteistica che toglie il fiato non solo per la sua intrinseca bellezza, ma soprattutto per la ricercatezza e la perfezione dei suoni, che riescono ad essere contemporaneamente nitidi e confusi, costantemente intrecciati ma sempre pienamente riconoscibili.

Una volta terminata la gigantesca epopea mitologica, le due successive "Hierophante" e "Abbesse" esplorano invece il lato più cupo e introspettivo della band, il momento in cui invece di tendere al cosmo si cerca di insinuarsi nelle viscere del pianeta, scoprendo antichi mostri e cunicoli dimenticati che conducono a immense cattedrali sotterranee. "Hierophante" parte subito schiacciante, austera: la sensazione di pressione negativa che infonde è palpabile, e si mantiene costante per tutto il brano, toccando l'apice negli inserti noise - ambient che contribuiscono ad aumentare ancora di più la tensione emotiva, già mantenuta elevata dall'assenza di vocals "risolutrici" e dalla costante invadenza delle percussioni e delle linee sonore secondarie. "Abbesse" è ancora più monolitica e inquietante, quasi come se fosse la colonna sonora di un film apocalittico: la sua introduzione lenta e cadenzata, seguita da un'impressionante accelerazione in blast beat, trasmette ancora la freddezza degli spazi siderali, fino ad una conclusione ambigua, aperta: "Ausserwelt" non dà risposte e non rassicura nessuno, si limita a farci vivere una condizione di perenne sogno, nella quale tutto è il contrario di tutto, e nella quale alla fine tutto ritornerà alle origini, senza che niente si sia concluso. Ma non commettete l'errore di credere che questo disco sia inconsistente: al suo interno troverete infatti una vera opera metal raffinata e intensa, un manifesto di geniale psichedelia moderna, un'orgia sonora dalle proporzioni potenzialmente spaventose. Ci vuole un po' di tempo per comprenderlo appieno, ma una volta che è entrato sottopelle, non se ne va più.  

Per chi vuole ascoltare della musica che riempia tutti gli spazi vuoti dell'esistenza, gli Year Of No Light e il loro "Ausserwelt" sono la scelta giusta.

01 - Persephone I (11:56)
02 - Persephone II (9:37)
03 - Hierophante (13:17)
04 - Abbesse (13:12)