Pagine utili del blog

giovedì 14 luglio 2011

Summoning - "Stronghold"

Napalm Records, 1999
I Summoning sono una band famosa per aver fatto della coerenza stilistica il proprio punto di forza. Nessuno si stupisce se i due austriaci pubblicano un album che assomiglia a quello precedente, poiché ci si aspetta già che il successivo sarà ugualmente simile (ma attenzione: non uguale). Protector e Silenius, gli unici due componenti dei Summoning, hanno affrontato un'evoluzione nella loro lunga carriera, che li ha portati a toccare diverse sonorità, ma che ha mantenuto sempre salde alcune caratteristiche, prima fra tutte l'amore sconfinato per le saghe di Tolkien (Silmarillion, Lo Hobbit, Il Signore Degli Anelli), e seconda l'approccio a metà tra un grezzo black metal e un lento incedere epicheggiante in stile Bathory. Tuttavia, la musica dei Summoning è così poliedrica e particolare da essere difficilmente inquadrabile in un singolo genere. Suonano black metal orchestrale, oppure epic metal grezzo? Di fronte ad una così spiccata personalità, le etichette perdono di significato.

"Stronghold" è un disco importante per i Summoning, un caposaldo della loro discografia, che fa da ponte tra le sonorità più feroci e gelide dei primi album e il secondo filone, più melodico e spiccatamente cinematografico. Questo è forse l'aggettivo che descrive meglio la musica dei Summoning: cinematografica. Pochi gruppi, se non nessuno, sono riusciti ad acquisire una potenza evocativa così forte come quella che esprimono i Summoning con ogni loro album. Per chi già conosce le saghe tolkieniane, e contemporaneamente apprezza la musica metal, i due austriaci sono una manna dal cielo: ogni loro album è la perfetta colonna sonora di un viaggio attraverso la Terra di Mezzo, popolata da draghi, elfi, orchi malvagi, maestose città scavate nella roccia e mai espugnate da alcun esercito nemico, picchi innevati sotto i quali si estendono chilometri di miniere sotterranee dimenticate, demoni di fuoco che albergano nelle profondità della terra, foreste incantate i cui alberi camminano. Le consuete ritmiche lente, cadenzate e rilassanti hanno il compito di condurci lentamente attraverso questo spettacolare viaggio, che pare non finire mai data la notevole lunghezza di ogni brano, mentre una vastissima gamma di strumenti (chiaramente sintetizzati) dona al disco una grande varietà e uno spessore artistico notevole, nonostante le composizioni siano tutte piuttosto ripetitive e puntino unicamente sulle atmosfere, piuttosto che sulla complessità delle strutture. Ciò non toglie che la musica sia particolarmente elaborata, nella sua semplicità strutturale: anzi, direi che la cura per i dettagli è quasi maniacale. L'unione di queste sonorità "da film" con il black metal marcio e crudo (ma mai veloce!) è quanto di più riuscito possa esistere: le possenti chitarre e la graffiante voce in screaming non fanno che rendere ancora più epico un viaggio di per sè emozionante, durante il quale pare proprio di rivivere le mirabolanti avventure raccontate da Tolkien nei suoi interminabili ma bellissimi libri. "Long Lost Where No Pathway Goes" ricorda il lungo peregrinare della Compagnia dell'Anello attraverso le Terre Selvagge; le commoventi linee melodiche di "Like Some Snow-White Marble Eyes" richiamano l'attraversamento dell'incantato bosco di Lothlorien; "The Rotting Horse On The Deadly Ground" è la drammatica battaglia dei campi del Pelennor, dove si combattè per difendere Minas Tirith dall'enorme esercito di Mordor; la cristallina severità di "Where Hope And Daylight Dies" (una vera novità per i Summoning, essendo un brano cantato unicamente dalla voce pulita di Tania Borsky) è il lamento funebre per la perdita dello stregone nelle miniere di Moria. Ogni brano ha la sua storia: bisogna solo chiudere gli occhi e lasciarsi trasportare dall'immaginazione.

I Summoning sono un nome che garantisce qualità: assolutamente imbattibili nel loro genere, essi rappresentano la migliore colonna sonora non ufficiale delle saghe fantasy di Tolkien, così come i Tyranny e i Fungoid Stream sono riusciti a creare le colonne sonore non ufficiali degli allucinati racconti di Lovecraft. "Stronghold" è probabilmente il punto più alto della loro discografia, un disco sostanzialmente perfetto sotto ogni punto di vista: coinvolgente, vibrante, melodico e mai pacchiano, magnificamente prodotto e perfino bello da vedere (date un occhio allo splendido booklet, una vera ciliegina sulla torta). Devo dire, però, che i Summoning sono una band che si odia oppure si ama, e non ci sono vie di mezzo. Qualcuno rimarrà completamente indifferente e li considererà esageratamente teatrali e mortalmente noiosi: qualcun altro se ne innamorerà perdutamente e non potrà più farne a meno. Decidete voi da che parte stare, io ho già fatto la mia scelta.

...The Loud Music Of The Sky...

01 - Rhun (3:25)
02 - Long Lost To Where No Pathway Goes (7:23)
03 - The Glory Disappears (7:49)
04 - Like Some Snow-White Marble Eyes (7:19)
05 - Where Hope And Daylight Die (6:28)
06 - The Rotting Horse On The Deadly Ground (8:25)
07 - The Shadow Lies Frozen On The Hill (7:01)
08 - The Loud Music Of The Sky (6:47)
09 - A Distant Flame Before The Sun (9:42)