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lunedì 2 gennaio 2012

Woods Of Desolation - "Towards The Depths"

Hammer Of Damnation, 2008
Con questo album si apre la carriera del duo australiano Woods Of Desolation, dedito ad un depressive black metal particolarmente "sofferto" e intimista. Il disco di esordio è indubbiamente un album grezzo, dalla produzione a dir poco approssimativa, molto acerbo e talvolta ripetitivo nel proprio incedere: tuttavia, è innegabile che possegga un certo fascino, e che riesca a pennellare scenari di assoluta desolazione e sconforto, come recita il monicker stesso della band. "Towards The Depths" è un disco che potrebbe tranquillamente essere stato registrato in un bosco, e non solo per la qualità sonora obiettivamente scarsa, ma anche per l'atmosfera che riesce a ricreare: nebbiosa, umida, fredda, in definitiva prettamente autunnale e grigia.

Nei suoi tre quarti d'ora di durata, il disco si alterna tra brani di durata eterogenea. I pezzi principali si mantengono su minutaggi mediamente elevati (un paio superano i dieci minuti di durata), ma non si può certo dire che la progressione all'interno dei brani medesimi sia degna di nota: i riff, zanzarosi e glaciali, si mantengono più o meno gli stessi all'interno dei brani, e tendono anche ad assomigliarsi tra pezzo e pezzo, rendendo il disco piuttosto monotono dal punto di vista stilistico. Le ritmiche, dal piglio un po' stanco e trascinato, sottendono la ripetizione degli accordi di chitarra che continuano per minuti e minuti, come una lenta cantilena che ha il compito di portarci verso la pura depressione. Solo gli intermezzi acustici ("Solitude pt. II", l'outro) regalano qualche momento di varietà, ma anch'essi sono ben poco elaborati: poche note, pochi accordi, ripetuti a lungo nel tentativo di rilassare l'ascoltatore e di fargli immaginare immote foreste imbiancate e profondi canyon nebbiosi. A questo proposito risultano abbastanza interessanti anche le sezioni acustiche disseminate qua e là nei brani, che donano un lieve tocco di varietà a brani altrimenti quadrati e statici.

C'è da dire, tuttavia, che le melodie sono intense e cariche di romanticismo, e riescono a catturare con la loro immediata semplicità; a fronte di un tappeto strumentale quasi sempre impastato e confuso (specialmente per quanto riguarda le parti di batteria, dal suono insignificante e povero), le linee melodiche riescono sempre a risultare riconoscibili e a conferire alla musica un carattere meditativo, rassegnato, a tratti commovente. Ciò che risulta un pelo stonato è la voce, quasi mai all'altezza, trattandosi di uno scream grezzo e roco che in alcuni tratti rassomiglia più ad un rumore di fondo che ad un cantato. In alcuni brani esso riesce ad aumentare l'atmosfera depressiva e a rendere meglio l'idea di freddo glaciale, in altri risulta a malapena ascoltabile. In mezzo a quest'altalena di pregi e difetti, "Towards The Depths" può infine essere considerato come un lavoro di transizione, a metà tra i primi grezzissimi demo e l'evoluzione stilistica che seguirà il duo in futuro, conferendo alla propria musica una qualità ed una ricercatezza sempre maggiori, e virando anche notevolmente nello stile. Consiglierei pertanto questo album solo ai più accaniti fan del depressive black, i quali non mancheranno di essere affascinati dalle sue atmosfere gelide e sconsolate, e probabilmente riusciranno a passare sopra alle numerose pecche del disco senza troppa fatica.

01 - Towards The Depths (7:12)
02 - They Will Never Leave Their Tormentor (5:53)
03 - When The Frost Comes Falling Down (10:07)
04 - Solitude (Part II) (1:52)
05 - A Time Of Eternal Darkness (4:45)
06 - Woods Of Desolation (10:23)
07 - Outro (6:27)